DESTRA-SINISTRA

TEMPO DI LETTURA: 2 minuti

Da qualche hanno ormai ha preso piede la moda dell’anti-ideologia. Questo non è un male, poiché, dati i tempi, ci ha permesso di rimanere con i piedi per terra e aprirci ad un più efficace pragmatismo. Ma distaccarsi dai concetti di Fascismo e Comunismo è una cosa, voler rinnegare completamente anche l’idea di destra e sinistra è tutt’altro affare.

Come si può voler svuotare in questo modo la persona? La destra e la sinistra non sono catalogazioni antiquate e da superate, come sentiamo dire in ogni apparizione televisiva dai vari Renzi, Di Battista o Salvini. Questi sono due semplici sostantivi che racchiudono due determinati modi di pensare, si possono anche cambiare ma la sostanza rimane, o dovrebbe essere così. C’è un problema di fondo infatti: per esserci destra e sinistra deve esistere la capacità di pensare che, però, manca ormai da troppo tempo. Non credo che la mia sia arroganza o saccenteria, ma spetterà al lettore scegliere dopo la spiegazione che sto andando ad esporre.

In quanti saprebbero dare una definizione pura di destra o di sinistra? E con pura intendo estrapolata dal contesto (ideologia, luoghi comuni o addirittura abbigliamento). Di fondo c’è il grande problema del pensiero unico che aleggia sopra questo paese, dovuto fondamentalmente, al basso interesse che riscuote la cultura verso tutte le età. Ci è permesso esprimere un’idea su qualsiasi cosa, aldilà della nostra preparazione sull’argomento. Ci è permesso non dover rispondere a nessuno della nostra impreparazione. Quindi, il contesto sociale, porta le persone a non dover far niente di troppo “faticoso” per avere voce in capitolo.

Probabilmente è stato fatto ciò pensando che non sapendo niente di niente il pensiero non possa essere contagiato da un altro, ma la verità è che questo modo di fare si chiama qualunquismo e di originale ha ben poco. Il ragionare a priori è veramente diventato obsoleto, non importa più a nessuno quale sia l’idea che sta alla base, l’importante è poter criticare appena l’opinione pubblica lo concede, come una sorta di via libera.

Giorgio Gaber diceva che “la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”. Purtroppo nessuno più pensa alla sinistra come ad un sentimento di uguaglianza tra tutti gli uomini basato sul collettivo, e nessuno pensa alla destra come ad una condizione di organizzazione gerarchica basata sull’individuo; solo dopo aver assodato questo è possibile passare alla politica. Non ha senso voler cancellare definizioni che permettono di avere dei punti fermi e che danno un equilibrio fondamentale, ancor di più nei nostri giorni. Non c’è un unico modo giusto di stare al mondo, ma tanti che però partono da questi due sostantivi.

Simone Di Marco

 

 

Chiose notturne – Album di quisquilie notevoli

Matteo RENZI ha rassegnato le dimissioni. Sant’Ambrogio è stato festeggiato, San Nicola di Bari pure. Al Teatro alla Scala di Milano, Madama Butterfly è appena andata, niente male. Il Natale è prossimo, la festività dell’Immacolata Concezione ancor di più (questa ne è la vigilia).

Un tempo si formavano governi balneari; ora, data la stagione, nascerà un governo nivale.

“Con onore muore chi con onore viver non può”.

Così parla Chōchō-san prima del suicidio rituale che la riunirà al padre, a sua volta morto suicida.

Ci sono voluti tre decenni perché il pagamento del canone di abbonamento alla televisione tornasse ad avere un senso: per la prima volta dopo trent’anni, la prima alla Scala è stata trasmessa su RAI 1.

Non male il fatto che Il Foglio pubblichi quotidianamente una rubrica dedicata alle perle di saggezza contenute nello scritto autobiografico di Alessandro DI BATTISTA. Un buon nulla co(s)mico, niente male.

Federico GARGANO

Voce di uno che grida nel deserto

Il brano evangelico di questa seconda domenica del tempo liturgico di Avvento presenta la figura di Giovanni il Battista. L’evangelista Matteo lo descrive così:

“Egli, infatti, è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: “Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!”.

Il Battista è un personaggio dirompente nell’ambito generale della narrazione evangelica. Contemporaneo e coetaneo di Nostro Signore Gesù Cristo, ne è l’ultimo profeta. La tradizione greca gli attribuisce anche e soprattutto l’appellativo di Pròdromos, ovvero di Precursore.

Il Vangelo odierno riporta le impetuose e sempiterne parole che il Battista rivolge ai sadducei ed ai farisei del suo tempo, di oggi e di ogni epoca:

“(…) Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò, ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco (…)”.

Il Regno di Dio è vicino, e i tempi non sono quelli dell’uomo, ma quelli di Dio.

Federico GARGANO

(L’immagine in evidenza mostra un primo piano di una raffigurazione del Battista, eseguita da Cima da Conegliano – ovvero, Giovanni Battista da Cima – pittore di scuola veneta del secolo XV.)

ASPETTANDO LA FRITTURA DI PESCE…

TEMPO DI LETTURA: 2 minuti

Alla vigilia del tanto sospirato referendum costituzionale di domenica 4 dicembre 2016, Cave Canem pubblica un articolo che cerca di racchiudere tutta la contrapposizione cui si è assistito negli ultimi tempi; infatti, saranno qui difese le posizioni del No e del Sì, rispettivamente da Simone Di Marco e Federico Gargano, i redattori più anziani e più politici presenti all’interno della redazione. Come tutto il popolo italiano, anche i due autori si sono spesso affrontati energicamente in difesa delle proprie idee, fin dal loro primo dibattito sull’argomento risalente ai primi giorni del mese di ottobre, di fronte a due pinte di Guinness in un ottimo pub di gusto irlandese di Via Zamboni a Bologna.

Il quesito referendario recita così: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?”. Risponderemo, a turno, ai primi tre quesiti posti.

-Il superamento del bicameralismo paritario:

F: Nel 2016, è tempo di superare un impianto istituzionale che ha presentato numerosi problemi nel corso dei decenni. Si discute dell’abolizione di una delle due Camere almeno dalla seconda metà degli anni ’80, ovvero dall’epoca della ricerca di una sintesi tra la DC ed il PCI, ad opera di Ciriaco De Mita e Nilde Iotti. La pratica della navetta parlamentare è un vulnus, checché ne dicano quanti sostengono che in certi momenti storici determinate leggi siano state approvate celermente. Costoro sono consapevoli del fatto che quelle leggi sono derivate tutte da condizioni emergenziali? La democrazia non è emergenza, pertanto è necessaria una abbreviazione del percorso produttivo delle leggi.

S: Partendo dal presupposto che il superamento del bicameralismo paritario è uno degli obbiettivi politici a me più vicini, non è possibile concepire questo nuovo assetto del Senato come un cambiamento in tal senso. Nel nuovo “Senato delle regioni” continueranno ad esistere delle prerogative di possibile controllo sulla Camera; infatti, i senatori avranno la possibilità entro 15 giorni di richiedere la lettura del documento uscente dalla camera con, in aggiunta, potere di approvazione. Mettendo in conto, con la nuova legge elettorale, la possibilità di avere un Governo-Camera pentastellato, sicuramente sarà presente un Senato prevalentemente composto dal PD, ciò significa che i senatori potranno ostacolare a propria discrezione l’iter legislativo. Più che superamento, ciò che è stato pensato è un rafforzamento.

-La riduzione del numero dei parlamentari:

F: La riduzione del numero dei parlamentari è un dato di fatto matematico. Perché è importante? La prospettiva è quella dell’abolizione totale della Camera senatoriale; questo espediente momentaneo si spera venga superato al più presto. Senz’altro, la soluzione prospettata dalla riforma sottoposta al referendum è di gran lunga migliore dell’elefantiasi istituzionale in vigore dal 1948. L’obbiettivo deve essere anche una riorganizzazione parlamentare su base collegiale uninominale. Per far ciò, l’ingombro di una camera paritaria deve sparire o, quantomeno, essere ridimensionato, e questa riforma segue tale direttrice. Cari lettori, non temete: non si tratta di un indebolimento della democrazia, ma, al contrario, di un suo rafforzamento, attraverso un intervento di razionalizzazione.

S: Siamo sicuri che questa sia una priorità? Una volta diminuito il numero dei parlamentari cosa si è ottenuto di concretamente utile al popolo italiano? Assolutamente niente. Il governo ha fatto un errore inaccettabile, sottomettersi alla demagogia, accettare l’ignoranza popolare che, ahimè, silenziosa, comanda in questo Paese. Il problema non è la quantità dei politici ma la qualità dei politici e per migliorare la qualità c’è bisogno di alzare il livello culturale delle persone. La politica attuale ha preferito ferirsi pur di non morire. Bella prova di democrazia (degenerata)!

-Il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni:

F: Aderendo al pensiero weberiano, il sottoscritto ritiene che il lavoro politico debba essere totalmente ed integralmente gratuito. Ben venga questa possibilità di contenimento delle spese.

S: I costi della politica sono lo 0,003% del nostro PIL; tralasciando che la riduzione dei costi è pressoché nulla, veramente si crede che la nostra politica debba valere così poco?

Cari lettori, questi ragionamenti sono stati elaborati in buona fede, dopo lunghe riflessioni. Vogliate gradire questo esperimento. Buona tornata elettorale a tutti voi e, per i più facinorosi, buona maratona mentaniana!

Simone Di Marco e Federico Gargano

Gi.Fra, un “luminoso ideale di vita”

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, santo della Chiesa Cattolica, parlò della Gi.Fra come di un luminoso ideale di vita. Tant’è, e questo prodotto editoriale spiegherà
le ragioni prime di tale positività.
Innanzitutto, però, che cos’è la Gi.Fra? Ebbene, cari lettori, in questa domenica così particolare, che è la prima dopo la conclusione dell’Anno Liturgico e del Giubileo della Misericordia, nonché la prima del Tempo di Avvento, l’autore del presente articolo ha l’onore di scrivere della Gioventù Francescana, con particolare riferimento alla realtà della sezione teramana della stessa.
Dunque, la Gioventù Francescana è un movimento giovanile cattolico, fedele alla Santa Romana Chiesa, che guarda con sentitissima ammirazione e profondissima devozione alla figura del Santo Patrono d’Italia, Francesco d’Assisi. Con la guida dei monaci appartenenti alle varie esperienze organiche alla più grande famiglia francescana, i tanti giovani aderenti si propongono di testimoniare e praticare la fede cristiana con la preghiera, la meditazione e le opere di misericordia corporale e spirituale. Le radici della Gioventù Francescana sono impiantante nel terreno più solido e fertile, quello della Santa Eucarestia. La vita dei membri attivi della Gi.Fra presenta i caratteri precipui della vita evangelica ed apostolica ed è fondata su di una grande volontà di mutua e fraterna collaborazione cristiana con l’Ordine francescano secolare. La radicalità del messaggio evangelico costituisce il riferimento supremo dei gifrini.
A questo punto, come anticipato, è il caso di avere un occhio di riguardo per il carisma (cattolicamente inteso) della sezione teramana della Gi.Fra. Chi vi aderisce la descrive, a ragione, come un cammino per quei giovani che scelgono di intraprendere un percorso di crescita umana e spirituale, nello stile di San Francesco, alla ricerca della propria vocazione. Il punto di riferimento quintessenziale è rappresentato dal Santuario della Madonna delle Grazie in Teramo, che è la sede non solo degli incontri organizzativi, ma anche e soprattutto delle maggiori iniziative cultuali e culturali. I frati francescani dell’annesso convento costituiscono la necessaria guida spirituale. La recita della corona francescana, la celebrazione eucaristica, l’ermeneutica e l’esegesi bibliche sono i capisaldi dell’azione gifrina teramana. Prove ne sono i tanti avvenimenti di questi ultimi tempi, come il consueto commentario domenicale al Vangelo, le molteplici opere e missioni di carità e di solidarietà, nonché i numerosi incontri pubblici dedicati a specifiche questioni e tematiche di natura spirituale ed esistenziale, determinati da un’ispirazione sicuramente cattolica, derivante dalla già menzionata e fondamentale fedeltà al magistero della Chiesa.
Papa Francesco, a più riprese, ha invitato i giovani a non vivacchiare, a difendere la Verità, a pensare in grande, ad essere rivoluzionari come le Beatitudini. La Gioventù Francescana esiste per queste cose ed applica tutto ciò.
Federico GARGANO
(L’immagine in evidenza mostra una raffigurazione notturna del Sacro Convento di Assisi, realizzata in occasione della coincidenza del perigeo con il plenilunio, tra il 14 ed il 15 novembre scorsi.)

Gi.Fra, ovvero un “luminoso ideale di vita”

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, santo della Chiesa Cattolica, parlò della Gi.Fra come di un luminoso ideale di vita. Tant’è, e questo prodotto editoriale spiegherà
le ragioni prime di tale positività.
Innanzitutto, però, che cos’è la Gi.Fra? Ebbene, cari lettori, in questa domenica così particolare, che è la prima dopo la conclusione dell’Anno Liturgico e del Giubileo della Misericordia, nonché la prima del Tempo di Avvento, l’autore del presente articolo ha l’onore di scrivere della Gioventù Francescana, con particolare riferimento alla realtà della sezione teramana della stessa.
Dunque, la Gioventù Francescana è un movimento giovanile cattolico, fedele alla Santa Romana Chiesa, che guarda con sentitissima ammirazione e profondissima devozione alla figura del Santo Patrono d’Italia, Francesco d’Assisi. Con la guida dei monaci appartenenti alle varie esperienze organiche alla più grande famiglia francescana, i tanti giovani aderenti si propongono di testimoniare e praticare la fede cristiana con la preghiera, la meditazione e le opere di misericordia corporale e spirituale. Le radici della Gioventù Francescana sono impiantante nel terreno più solido e fertile, quello della Santa Eucarestia. La vita dei membri attivi della Gi.Fra presenta i caratteri precipui della vita evangelica ed apostolica ed è fondata su di una grande volontà di mutua e fraterna collaborazione cristiana con l’Ordine francescano secolare. La radicalità del messaggio evangelico costituisce il riferimento supremo dei gifrini.
A questo punto, come anticipato, è il caso di avere un occhio di riguardo per il carisma (cattolicamente inteso) della sezione teramana della Gi.Fra. Chi vi aderisce la descrive, a ragione, come un cammino per quei giovani che scelgono di intraprendere un percorso di crescita umana e spirituale, nello stile di San Francesco, alla ricerca della propria vocazione. Il punto di riferimento quintessenziale è rappresentato dal Santuario della Madonna delle Grazie in Teramo, che è la sede non solo degli incontri organizzativi, ma anche e soprattutto delle maggiori iniziative cultuali e culturali. I frati francescani dell’annesso convento costituiscono la necessaria guida spirituale. La recita della corona francescana, la celebrazione eucaristica, l’ermeneutica e l’esegesi bibliche sono i capisaldi dell’azione gifrina teramana. Prove ne sono i tanti avvenimenti di questi ultimi tempi, come il consueto commentario domenicale al Vangelo, le molteplici opere e missioni di carità e di solidarietà, nonché i numerosi incontri pubblici dedicati a specifiche questioni e tematiche di natura spirituale ed esistenziale, determinati da un’ispirazione sicuramente cattolica, derivante dalla già menzionata e fondamentale fedeltà al magistero della Chiesa.
Papa Francesco, a più riprese, ha invitato i giovani a non vivacchiare, a difendere la Verità, a pensare in grande, ad essere rivoluzionari come le Beatitudini. La Gioventù Francescana esiste per queste cose ed applica tutto ciò.
Federico GARGANO
(L’immagine in evidenza mostra una raffigurazione notturna del Sacro Convento di Assisi, realizzata in occasione della coincidenza del perigeo con il plenilunio, tra il 14 ed il 15 novembre scorsi.)